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domenica 18 agosto 2013

Il sogno è realtà: la nostra nuova sede è pronta!

Negli studioli improvvisati in via Casa Cuomo si respirava un'atmosfera magica, allegra, familiare, genuina. Le 2 ore di diretta della prima storica trasmissione “Alè Pimonte” si trasformavano in una grande festa. C’era chi arrivava con vassoi di affettati, pizze, panuozzi, panini con la mortadella, caffè, biscotti, pastiere e chi più ne ha più ne metta. L'entusiasmo e la voglia di questa nuova avventura tirata su da un gruppo di amici crescevano giorno dopo giorno. Una ventata di freschezza, una novità che in pochi giorni è arrivata sulla bocca, o meglio alle orecchie di tutti.
“Radio Pimonte Sound” come uno tsunami è entrata nelle vite di noi tutti. Dai pimontesi di Pimonte, a quelli che vivono sparsi per l’Italia e all’estero, a tutti gli amici dei Monti Lattari.
Ma la famiglia di Rps voleva crescere, doveva crescere. Ed ecco che decine di ragazze e ragazzi che volevano trasmettere, essere DJ e realizzare quello che era un po' il sogno di tutti: condurre una trasmissione radiofonica. Già ma lo studio improvvisato in Via Casa Cuomo era un pochino stretto. L’onda d’urto di Rps era devastante. Ed ecco che come una manna dal cielo ci accoglie la signora Anna in Piazza Roma. In pochi giorni diventata la nonna di tutti noi speakers e un po’ di tutto il popolo di Rps. La signora Anna mette a disposizione tutto per noi giovani e meno giovani di Rps. Ci ospita, ci vizia, ci coccola. Dona il cuore alla famiglia di Rps e adesso con un pizzico di malinconia lasciamo questo piccolo grande studio. Uno studio che è diventato stretto ma abbastanza ampio da ospitare un pezzo di storia di “Radio Pimonte Sound” e le storie di noi speakers. La storica trasmissione “Alè Pimonte” non è più sola. Il palinsesto si allarga. Ed ecco “Orgoglio Partenopeo”, “Serenata Rap”, “Parla che ti passa”, LiberaMente”, “Mille Lire”, “Il sabato del villaggio” e tante altre trasmissioni condotte da giovani audaci e motivati ai quali tremava la voce emozionati dalla “prima volta” davanti ad un microfono.   
Adesso si volta pagina. Un nuovo importante avvenimento sta per travolgere la nostra famiglia. Rps si trasferisce nella sua nuova casa, quella definitiva. Uno studio radiofonico all’avanguardia, di ultima generazione, capace di ospitare speakers, tecnici ma soprattutto i tanti ospiti che prenderanno parte alle nostre trasmissioni. Uno studio che non ha nulla da invidiare agli studi delle più celebri radio nazionali. Il futuro è adesso, il futuro siamo noi, il futuro siete voi nostri web radioascoltatori. Domani 19 agosto a partire dalle 20 unitevi alla nostra festa di inaugurazione. Perché al di là del vetro, oltre alla parte tecnica, ci saranno tutti i nostri sogni riflessi negli occhi luccicanti di chi crede e continuerà a credere in questo progetto. UANEM E SOUND

Crescenzo Amodio  

lunedì 15 luglio 2013

L' Estetica della Voce in Radio

“Hai una voce radiofonica!” oppure :“Non sembri tu!”, sono queste le affermazioni che alcuni speaker si sentono dire dagli ascoltatori, un complimento che accresce maggiormente quella propensione, magari innata, per la conduzione radiofonica. E qui la dizione c’entra poco.

Indubbiamente essa è utile, come abbiamo detto più volte, per correggere eventuali difetti di pronuncia e/o per eliminare le tipiche “cadenze” del territorio di appartenenza. Ma in questo casoil discorso è legato all’estetica della voce, elemento non secondario in vista di un possibile reclutamento in un emittente radiofonica. 

Infatti il proprio timbro vocale potrebbe essere un motivo in più per spingere un direttore artistico ad optare verso una precisa scelta. Se poi ad esso si aggiunge una fluidità di linguaggio unita ad un’attenta articolazione delle parole, il risultato potrebbe essere soddisfacente. Solitamente anche quando parliamo con un conoscente,rimaniamo sorpresi dal suo timbro di voce e dalla capacità di alternare correttamente il tono, a seconda di quello che ci racconta. Allo stesso modo rimaniamo persuasi dal tono vocale di promoter che, al telefono, sponsorizzano determinati prodotti, stimolandoci all’acquisto. 

Scorrendo tra le varie emittenti, potrebbe capitare di imbatterci in voci che ci spingono a cambiare frequenza, non per i contenuti trasmessi ma per la voce dello speaker , magari stridula, che potrebbe “infastidire” il nostro orecchio. Al contrario, invece, un timbro di voce piacevole, “caldo”, quasi “confidenziale”, oltre ad invitare l’ascoltatore a soffermarsi su una determinata radio, sembra dare maggiore “corpo” e rilevanza alle argomentazioni trattate. 

Sulla base delle scelte editoriali degli ultimi tempi, forse oggi la cosiddetta “voce radiofonica” è relazionata alla personalità dello speaker, caratteristica che sta sempre più influenzando le scelte dei direttori artistici. Una personalità che soprattutto in determinate emittenti radiofoniche è richiesta ai fini di una conduzione un po’ “fuori le righe”, che possa incrementare lo “share” d’ascolti.

Una propensione naturale alla dialettica, è sicuramente un vantaggio per chi decidesse di condurre in radio, così come naturale è il proprio timbro di voce, non modificabile, e forse anche per questo motivo, secondo alcuni, la radio non è per tutti. E voi, credete che l’estetica della voce conti per un possibile reclutamento?


fonte: www.radiospeaker.it

giovedì 11 luglio 2013

Come Stimolare l' Interazione con l'Ascoltatore

Credo che tutti ormai siate completamente immersi nel mondo dei Social Network e di quello digitalizzato, che twittiate o mettiate “Like” uno in fila all’altro e viviate spesso attaccati al vostro computer. Anche la radio ha dovuto adattarsi e rivoluzionare le proprie dinamiche e questo ha provocato alcune conseguenze importanti. 

Il cambiamento più grande è stato sul fronte dei contatti: gli sms funzionano sempre meno e se ne ricevono sempre meno, molti preferiscono evitare di spendere anche pochi centesimi per inviare un messaggio in radio scegliendo di utilizzare mail e soprattutto Facebook e Twitter (abbiamo anche parlato qui qualche mese fa di un programma che viveva solo dei tweet ricevuti), per questo ogni radio e addirittura ogni programma hanno la loro pagina ufficiale e dedicata, che convoglia le richieste e le risposte di tutti gli ascoltatori. 

Detto questo, in teoria sembrerebbe addirittura più facile ricevere messaggi dal pubblico visto il contesto, la libertà di pubblicare e la gratuità di alcuni modi di comunicare ma quello che riscontro personalmente e anche tramite alcuni amici che fanno radio è comunque la difficoltà di ricevere commenti da parte degli ascoltatori. Questo a cosa può essere dovuto? Come si può migliorare la comunicazione con il pubblico? 

La prima risposta che mi viene è che forse il programma non è interessante o non ci sono “contenuti” a cui rispondere visto che spesso si danno solo delle notizie che lasciano il tempo che trovano e non permettono l’interazione con chi ascolta, ma quando si prova a lanciare un “sondaggio” o a far richiedere una canzone la partecipazione è comunque poca. Sicuramente ci si può mettere tutto l’impegno possibile e si possono cercare le news più interessanti ma è inevitabile,la radio è fatta di pubblico e di ascolto e quando si trovano pochi riscontri non si è contenti. 

Dall’altro lato continuare a chiedere il contributo di chi sta ascoltando potrebbe anche essere controproducente e portare al risultato opposto, visto che tanti post pubblicati o vari tentativi in onda per farsi scrivere che non hanno risposta sono ancora peggiori da vedere e da sentire e potrebbero far credere che il programma non sia seguito o che sia di bassa qualità. 

Un modo per provare a invogliare il pubblico e coinvolgerlo è sicuramente quello di utilizzare giochi a premi, mini concorsi o quiz per regalare i gadget della radio. Questo sicuramente aumenterà il numero di persone che scrivono ma non è detto che lo facciano solo per vincere qualcosa e poi smettano, è sempre un rischio. Oltre al fatto che una radio non sia felice di regalare gadget gratuiti e in ogni caso prima o poi anche questi finiranno. 

Un’altra possibilità è ovviamente puntare sugli argomenti: canzoni a richiesta e mini-sondaggi su cui far emergere il parere degli ascoltatori sono sempre buona cosa ma anche in questo caso non è detto che ci sia una risposta ed una partecipazione. 

Allora voi cosa consigliate di fare? Nell’era tecnologica e dell’esplosione dei social network come riuscire ad interessare gli ascoltatori e a farli scrivere per partecipare al programma? E mettendovi dall’altra parte della barricata, cioè pensandovi ascoltatori, cosa vi porterebbe a scrivere un sms alla radio o a commentare un post pubblicato da un programma? A voi la parola…

mercoledì 10 luglio 2013

Uso della Voce: Come attrarre l’Attenzione del Pubblico

“Il mondo è pieno di cose ovvie che nessuno si prende mai la cura di osservare.”

Arthur Conan Doyle, padre di Sherlock Holmes.

Di sicuro la voce è protagonista del seguente argomento, ma attenderemo , come nei grandi film d’azione, il suo ingresso in un momento successivo. Attirare l’attenzione e poi trattenerla per esprimere il proprio messaggio in maniera incisiva non è facile come potrebbe sembrare a qualcuno di noi.Viviamo un’era talmente ricca di stimoli!

Concordo con gli studiosi della comunicazione, i quali sono giunti alla conclusione che ad attrarre l’attenzione degli ascoltatori sono soprattutto le emozioni che vengono trasmesse con il discorso. Quindi se desideriamo attrarre l’attenzione di un pubblico e trattenerla, non abbiamo scelta; dobbiamo coinvolgerlo emotivamente in ciò che diciamo. Alcuni non sanno che le emozioni sono fortemente contagiose … E’ questa virulenza che dobbiamo imparare a sfruttare, se vogliamo diventare dei comunicatori efficaci.

Attenzione, però: solo chi è infetto ha il potere di contagiare! Ciò significa che chi si appresta a fare un discorso pubblico con l’intento di comunicare emozionando, deve già essere egli stesso emozionato. Specifichiamo subito che non possiamo usare le emozioni in maniera indistinta: alcune di esse sono costruttive e vanno promosse, altre vanno invece contenute, poiché il loro perdurare può essere devastante ai fini della comunicazione.

Può essere utile a questo punto raggruppare le emozioni in due grandi categorie; alcune sono attivanti, altre sono paralizzanti. Tutte comunque partono dalla parte più primitiva e profonda del nostro cervello, mentre gli strati via via più esterni sono quelli che gestiscono le capacità razionali. A proposito di emozioni paralizzanti (ansia da prestazione, panico, paura di parlare in pubblico ecc.) dobbiamo riconoscere e concludere, evitando discussioni troppo scientifiche o troppo etiche, che le emozioni in certi casi devono essere filtrate dalla parte razionale. Non sempre ci si riesce, ma possiamo esercitarci ad ottenere risultati sempre migliori, senza per questo arrivare ad essere cinici o carcerieri delle nostre emozioni.

Quelle che io chiamo le 4 domande possenti, rappresentano un interessante sistema di “addomesticamento” delle emozioni. Attraverso esse possiamo capire bene il senso e la motivazione di ciò che ci prepariamo a dire in pubblico. Infatti lo scatenarsi di attacchi di panico e simili, prima o durante una performance artistica, un intervento durante un meeting o un’arringa in tribunale, è strettamente collegato alla scarsa consapevolezza dei propri obbiettivi e delle proprie motivazioni. So che può apparire strano, ma tra un attimo spiegheremo tutto.

Le 4 domande possenti sono dei quesiti che è necessario porsi nel momento in cui ci si sta preparando ad una esposizione pubblica di un discorso o anche ad una performance di tipo artistico:
1- Cosa devo dire
2- A chi devo dirlo 
3- Perché devo dirlo
4- Come devo dirlo

Potrebbe apparire scontato che chi si appresta a parlare in pubblico sappia di sicuro rispondere o abbia risposto in maniera più o meno implicita a queste 4 domande; credetemi: non lo è. Vi assicuro che questo processo presenta sempre grandi sorprese.

La prima domanda ha a che fare con la necessità di esplorare accuratamente ciò che dobbiamo dire dal punto di vista dell’efficacia puramente tecnica. Riguarda la preparazione dei contenuti, che deve essere accurata, senza lacune, conosciuta nei significati profondi, nella forma in cui verrà esposta e persino nella durata.
La seconda domanda indaga con precisione la natura del nostro pubblico, dei destinatari del nostro messaggio. Chi sono? Che età media hanno? Di che estrazione sociale sono? Cos’hanno in comune? Il nostro messaggio dovrà essere conformato alle orecchie ed alle menti dei nostri ascoltatori, non certo alle nostre!

Se abbiamo risposto alla prima domanda, abbiamo capitò già cosa diremo; non ci resta quindi che capire il nostro pubblico. Se, ad esempio, dobbiamo parlare ad alunni delle scuole elementari, troveremo un modo che certamente non sarà quello che useremmo per parlare a delle casalinghe o a degli avvocati, nei toni e nei vocaboli usati.

La terza domanda è la più sostanziosa … ed ha pure due livelli di “profondità”. a) Perché devo dire ciò che voglio dire? Devo vendere? Convincere? Dissuadere? Per soldi? Per ideali? Insomma, qual è il mio obbiettivo? b) Perché mi ritrovo in questa situazione? E’ ciò che ho sempre desiderato fare? E’ semplicemente una necessità contingente? Non importa quale sia la risposta, purché ci sia e sia salda dentro di noi.

La quarta ha a che fare con lo stato d’animo, col sentimento/emozione che dovrà accompagnare ciò che desideriamo dire. Ma davvero è possibile prevedere questo aspetto? Davvero è possibile scegliere che emozioni favorire? La risposta è sì, e scopriremo anche come. Non solo è utile, è indispensabile prepararsi ad affrontare un discorso “indossando” le emozioni giuste, l’atteggiamento giusto.

Potete decidere di dire ciò che dovete con tono cordiale, severo, spiritoso … od ancora professionale. Si tratta di scelte, di motivazioni profonde elaborate a priori e non improvvisate! Le emozioni negative e/o bloccanti, come il panico, la rabbia, la paura vi sorprenderanno e prenderanno possesso di voi solo se celate delle insicurezze riguardo a ciò che state facendo.Altrimenti se siete sicuri di ciò che fate e dite, del vostro valore e delle vostre motivazioni, niente e nessuno potrà mettervi a disagio più di tanto.

Nessuna obbiezione potrà cambiare la sostanza del vostro essere e la vostra determinazione. Qualcuno si starà chiedendo come la voce rifletta e trasmetta gli stati d’animo positivi e negativi, e come è possibile utilizzarla per esprimere le emozioni in maniera appropriata.
Fonte : www.radiospeaker.it


Quale genere di Programma Radiofonico vi piacerebbe condurre?

Ognuno di noi ha una propria personalità, un proprio carattere e questi si riflettono nella vita di tutti i giorni determinando poi le decisioni che prenderemo nel corso della nostra esistenza. Questo succede anche in radio, in maniera marginale e diversa, nel senso che se un programma deve rappresentare la realtà ma soprattutto deve permettere allo speaker di esprimersi al massimo delle sue potenzialità, deve per forza di cose essere adatto a lui e alla sua personalità radiofonica.

Quante volte abbiamo sentito dire “questo è proprio il programma che fa per lui”, “questo è un programma che gli calza a pennello” o ancora “il programma è sbagliato non lo fa rendere al massimo” e affermazioni di questo tipo? Più o meno funziona così, si ricerca per anni un format adatto al conduttore radiofonico in questione, magari facendo delle prove, chiudendo e riaprendo programmi che possono durare una stagione o anche meno fino a trovare la quadratura del cerchio e raggiungere il format perfetto per un determinato speaker. 

Può poi succedere che lo stesso binomio format-speaker diventi così forte e funzionante da identificarsi a pieno con l’emittente continuando per anni e rappresentando la stessa radio divenendo così il format di punta, oppure al contrario alcuni speaker possono cambiare radio e avvicendarsi con altri conduttori portando il format che li ha resi famosi da una radio all’altra ripresentandolo per struttura con alcune modifiche. La soluzione però più classica è il lancio di vari programmi fino a trovare quello che davvero funziona e allo stesso modo sia adatto allo speaker che lo conduce.

Proprio per raggiungere l’obiettivo prefissato, è di fondamentale importanza che il programma sia cucito su misura e pienamente adatto alla personalità dello speaker. Tornando al discorso iniziale, in base alle vostre “caratteristiche radiofoniche”, quale programma vi piacerebbe condurre? Cosa vi rappresenta al meglio? 

Provando a generalizzare in modo esemplificativo, credo che le tipologie di programmi esistenti si possano raggruppare in contenitore informativo, programma comico, talk, programma musicale e programma sportivo. A prima vista potrebbero sembrare molto simili e alla portata di tutti, ma fidatevi che ognuno di essi nasconde insidie e particolarità che richiedono intanto una buona dose di preparazione ma soprattutto talento e affinità con quel genere di contenuti. Occorre il linguaggio adatto, la scelta corretta delle notizie da dare oppure delle rubriche da inserire, addirittura lo stile di conduzione e il modo di esprimersi sono importanti per dare carattere al programma e tutte queste caratteristiche vengono soddisfatte solamente se chi gestisce la diretta si trova in sintonia con l’argomento trattato. 

Personalmente, dovessi scegliere la tipologia di programma da condurre, sceglierei un talk all’interno di un clock a metà tra una radio di flusso e una radio di personalità: solitamente questo tipo di programmi implicano interventi piuttosto lunghi e frequenti, io preferirei dei parlati intorno ai due minuti, massimo tre, con interventi ogni 2/3 canzoni per “mascherare” un po’ il programma e renderlo più scorrevole. Ancora meglio se fosse in una fascia oraria serale, dalle 21 alle 23 o alle 24 ad esempio. Un incrocio tra “Deenotte” su Radio Deejay e “Molto personale” su R101, senza però limitarsi a parlare d’amore o di rapporti di coppia come spesso accade nei due programmi. Questo perché mi piace raccontare storie e far partecipare gli ascoltatori, amo quel tipo di programmi. 

Voi per cosa vi sentite più adatti? Quale genere di programma vi piacerebbe condurre?

Fonte: www.radiospeaker.it 

Il Rapporto con gli Ascoltatori in Radio

C’è chi dice che in radio i numeri siano tutto, chi vede solo il profitto, le entrate pubblicitarie e il guadagno di fine anno, chi inizia e finisce il suo programma senza pensarci troppo ma tanti spesso secondo me dimenticano un aspetto fondamentale della radio, o meglio un aspetto che fa la radio: gli ascoltatori. Dico questo partendo da una semplice riflessione e considerazione, quella cioè che in molti, troppi programmi in cui gli ascoltatori possono interagire, intervenire e fare domande questi siano trattati davvero in malo modo e considerati meno di zero, come se la loro opinione non contasse o peggio ancora come se la loro opinione fosse sbagliata a priori.

Allo stesso modo altri programmi “educano” gli ascoltatori a usare un linguaggio volgare, a comportamenti poco civili e a iniziative molto irrispettose, spesso anche nei confronti di altre emittenti o di altri speaker. Non faccio i nomi dei programmi e degli esempi che ho in mente ma credo abbiate capito tutti quello di cui stiamo parlando. Ho sempre ritenuto che considerare un ascoltatore come un peso o come un numero, trattarlo male, non sentire le sue richieste e le sue esigenze o anche solo non scambiare una parola con lui sia un errore madornale.

Nonostante infatti siano i numeri a decretare il successo di una radio, questi numeri sono proprio dati dal numero di persone che la seguono, quindi un comportamento sbagliato nei confronti di un ascoltatore potrebbe indurlo a cambiare stazione e a perdere un’enorme risorsa anche nel bilancio di fine anno. Un ascoltatore “scontento” parlerà in modo negativo di un’emittente ad altre persone e si sa, le voci girano… 

Credo che un ascoltatore debba essere sempre trattato con rispetto anche perché è proprio lui a decidere se rimanere sintonizzato o meno e a determinare quindi il successo di una radio. Oltre a questo però bisogna anche fare i conti con ascoltatori invadenti e poco rispettosi del lavoro di uno speaker; anche in questo caso bisogna cercare di cavarsela con eleganza. Qualche esempio per farvi capire: un ascoltatore che viene a trovarvi in studio viene sempre considerato un peso, un intralcio al lavoro che si sta svolgendo, per le continue richieste, le foto, le domande e tutto quello che ci sta intorno. Credo che il modo migliore per comportarsi sia concedere comunque qualche minuto ad una persona che, spesso, ha fatto chilometri e chilometri per incontrarvi e che probabilmente sta realizzando il sogno che ha da tempo, entrare in uno studio radiofonico.

Allo stesso modo però, con molta eleganza e “tatto”, bisogna far capire lui che voi state lavorando e che, dopo avergli concesso qualche minuto, dovete concentrarvi sulla diretta e sulle cose da fare. Certo è che un sorriso e due parole non si negano a nessuno. Altro esempio delicato, ascoltatore che telefona in diretta e che vuole dedicare una canzone all’amore della sua vita o salutare tutta la famiglia fino alla terza generazione. In questo caso si cerca di adottare una linea uguale per tutti:concedere il saluto e la dedica oppure no, sta alla sensibilità dello speaker e al suo intuito, per capire se si tratta di un modo per approfittarsi del mezzo o se la richiesta è sincera. 

O ancora, altro caso frequente: ascoltatore al telefono che per dire quello che deve si prende troppo spazio raccontando tutti i dettagli possibili e facendovi uscire dal clock che avevate stabilito. Anche qui con grande eleganza si può far capire che certo, la sua opinione è importante ma sarebbe bello sentirne anche altre oltre che ricordare che ci sono dei tempi da rispettare e quindi provare a congedarlo. Sinceramente questo credo sia uno dei compiti più ingrati e più difficili per uno speaker e per riuscire a farlo nel modo giusto credo ci voglia davvero tanta esperienza e diplomazia. Ancora uno, ascoltatore al telefono che inizia a sproloquiare con termini e invettive piuttosto volgari o che inizia a citare marchi di prodotti durante un discorso. 

In questo caso lo speaker deve intervenire in modo deciso e immediato cercando di ricordare e far notare che un certo tipo di linguaggio non può essere tollerato e nell’altro caso che bisogna fare molta attenzione a dire esplicitamente nomi di marchi, chiedendo all’ascoltatore di evitarlo. Spesso però tanti conoscono la problematica e chiedono in diretta se possono citare o meno il nome di un marchio ed è quindi lo speaker che si prende la responsabilità di rispondere sì o no. Questi sono solo i primi esempi che mi sono venuti in mente, sono certo che voi ne avrete a centinaia con i più disparati aneddoti. 

Che rapporto avete con i vostri ascoltatori? Come li considerate e come vi comportate dovessero capitarvi alcune delle situazioni descritte sopra? E da ascoltatori come vi sentite trattati in radio? Come vorreste essere trattati?

Fonte : www.radiospeaker.it