mercoledì 24 luglio 2013

Sentieri, sentimenti e risentimenti

Sabato, per l’ennesima volta, ho percorso il noto Sentiero degli Dei, un sentiero facile da praticare e ben curato, immerso nella macchia mediterranea, che tra mare e monti, con gli splendidi panorami della costiera amalfitana e del Golfo di Salerno, collega Agerola (NA) a Positano (SA).

Uno scorcio del panorama della parte terminale del sentiero degli dei con vista su Positano

Questi luoghi, come anche Pimonte, sono solcati da una fitta rete di sentieri, più o meno curati e visibili, che nei tempi passati, prima dell’avvento della industrializzazione, godevano di grande importanza in quanto vie di comunicazione e crocevia di attività.

Qualche attività da ricordare e magari anche da farsi raccontare da un nonno o da un anziano, era il taglio e il commercio della legna in particolare dei pali di castagno (attività ancora viva e presente oggi nei comuni montani dei Monti Lattari come Pimonte, Agerola e anche Gragnano) per i bisogni domestici, l’agricoltura, l’edilizia e la cantieristica, la coltivazione e la trasformazione di prodotti agricoli, l’apicoltura, la produzione di carbone, la pastorizia di pecore e capre da latte, la caccia, l’estrazione e la lavorazione della pietra calcarea tipica dei Monti Lattari, la raccolta e la spedizione della neve (quando non c’erano i frigoriferi), la raccolta di funghi e frutti di bosco (erbe aromatiche, castagne, corbezzoli, more), lo scambio di prodotti tra i centri abitati non ancora collegati dalle attuali strade e il pellegrinaggio nei luoghi di culto religioso sparsi sul territorio.

In epoche ancora più remote, i sentieri montani sono serviti alle popolazioni locali, anche da via di fuga dalle invasioni barbariche da mare e da terra, dalle lotte e rivolte interne e dalle imponenti eruzioni del Vesuvio.

Ancora più indietro nel tempo, durante la preistoria, il sollevamento della attuale catena dei Monti Lattari, è dimostrata oggi dalla presenza di numerosi fossili (conchiglie, rudiste), testimoni dell’antica vita marina degli organismi viventi, come ad esempio gli importanti (e purtroppo poco noti) pesci fossili di Castellammare.



La posizione geografica strategica tra mare e monti e la grande ricchezza ambientale procurata da boschi rigogliosi e ricchi d’acqua, nel corso dei secoli hanno attirato le attenzioni delle case regnanti e dei governanti che hanno lasciato traccia con opere civili ed edifici, una di queste è proprio la Reggia di Quisisana.


Purtroppo al giorno d'oggi queste ricchezze, testimoni del nostro passato e di quella che dovrebbe essere la nostra identità, sono preda dell'oblìo e di una grande strafottenza.

Per fare questo, oltre all’attenzione e alle sensibilità delle istituzioni e dei cittadini prima e agli eventuali investimenti poi, è necessario che tutti i pimontesi conoscano il proprio territorio, già nelle scuole.

Per non dare un tono eccessivamente polemico, riporto un episodio che mi è capitata proprio domenica, e che può e potrebbe accadere ad un qualsiasi visitatore in città, e che propongo non come un’offesa ma come uno spunto di riflessione, e di conseguenza (si spera) di azione :

Domenica 21 luglio 2013

Oggi, dopo una esperienza ciclistica con una nota associazione stabiese, ho deciso di tornare a Pimonte percorrendo l’antico sentiero che parte dai boschi circostanti, il Parco della Reggia di Quisisana, precisamente da dietro Fontana del Re, e aggirando Monte Coppola termina ai confini del mio paese.
Arrivato al Parco ho constatato la presenza di tante persone, sicuramente richiamate dalla frescura offerta dai castagni (ormai malati e/o morenti, a causa dell’incuria, dei tagli indiscriminati e non ultima, dall’infestazione del cinnipide galligeno del castagno). 

Purtroppo lo scenario era il solito di sempre : assenza di regole, segnali e controlli, cumuli di immondizia, residui di picnic abbandonati (stoviglie di plastica, gusci di cozze, vaschette di alluminio, etc.), resti di focolari per arrostire e tanto chiasso generato dalle urla e dalla musica a tutto volume dei “vacanzieri”.
Tralascio il vergognoso e spesso rilanciato stato di degrado della Fontana del Re, di cui è stato detto tanto, con la speranza che la recente notizia di un suo prossimo recupero restauro, potrà essere la volta buona.
Lascio il poco tranquillo Parco e spingendo la bici a mano, mi incammino nel sentiero costeggiato dall’antico acquedotto borbonico, realizzato in calce e pietra calcarea e perfettamente mimetizzato nell’ambiente.
Anche nella sua parte meno frequentata e artificiale, il sentiero presenta ancora tracce del passaggio umano in senso negativo : rifiuti da bivacco, resti di focolari, sversamenti di materiale di risulta (calcinacci, mobili) nei canaloni e addirittura la carcassa di un’automobile, un modello di qualche decennio fa, da sempre visibile, almeno da quando percorro il sentiero, ormai da quasi cinque anni.
Come sempre, nessuna indicazione, nessuna segnaletica, nessun cestino dei rifiuti … ma soprattutto nessuna presenza, anche virtuale, del Comune o di qualche autorità preposta (guardia forestale o custodi).
Dopo esser passato in prossimità della Calcara (antico forno per la produzione della calce) a pochi metri da Fontana del Re e della deviazione per il sentiero dell’acqua dei Porci (già sentiero dell’Angelo, che conduce al Faito e che sarà utilizzato tra dieci giorni per un pellegrinaggio, il “Cammino dell’Angelo“), e superato il cancello che cinge i confini del Parco, giungo all’incrocio col viottolo carrabile che permette alle auto di raggiungere l’antico sentiero da Quisisana.
Qui vengo accolto da quattro cani ringhianti, che abbaiano minacciosi verso me.
Avendo avuto già a che fare coi cani nei sentieri (tra randagi e cani pastori o “can é pecr”, come vengono chiamati a Pimonte), con la dovuta cautela cerco di superare l’ostacolo canino. 
Nei pressi c’era anche un’auto con una coppia appartata.
Superati i cani, all’inzio di quella che un tempo era una mulattiera con gradoni di roccia, tra rifiuti e sversamenti vari, passo di fianco ad un taxi parcheggiato proprio lungo il sentiero. 
Un uomo, presumo il proprietario del veicolo, osserva con attenzione il mio passaggio.
Per sicurezza e per una minima educazione (da leggersi “per farmi i fatti miei”), distolgo lo sguardo dal taxi e in silenzio e con quanta più dscrezione possibile, prendo la mia strada, imboccando la salita del sentiero.
Ad una ventina di metri dal taxi, sentendomi ancora osservato, mi fermo e girandomi di scatto e noto che l’uomo mi sta ancora fissando, mentre col proprio corpo occulta la visione della targa del veicolo.
Alla mia frase : “Ci sono problemi ?”, l’uomo comincia ad inveire nei confronti, dandomi del maleducato e urlandomi di farmi i ca**i miei …
E’ evidente che l’avevo “disturbato” durante lo svoglimento di una qualche “imprecisata attività” (credo forse lo sversamento di qualche rifiuto, il lavaggio del veicolo o l’appartarsi con una donna).
Indispettito da questo incontro/scontro, proseguo il cammino e dopo aver superato la cascata di Monte Coppola (attualmente in secca come in buona parte dell’anno), raggiungo Pimonte che purtroppo presenta gli stessi segnali di degrado (mini discariche, incuranza del territorio, assenza di segnaletica adeguata).
Una foto della cascata di Monte Coppola in piena attività

Meditate gente, meditate …

Ringrazio Libero ricercatore per le foto, le informazioni e per tutto ciò che mi ha insegnato

Nessun commento:

Posta un commento